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Le Relazioni Pubbliche
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Fonte: FERPI - Federazione Relazioni Pubbliche Italiana
 
giovedě 15 maggio 2008 13.58
 

CRISIS MANAGEMENT & CRISIS COMMUNICATION

Un aspetto inequivocabile che sta caratterizzando la moderna impresa è rappresentato dal graduale disgregarsi dei confini aziendali. L'immagine delle fabbriche di inizio '900 appare quanto mai offuscata. I grandi cancelli fisici, che hanno, fino a non molto tempo addietro, delineato il perimetro entro il quale si svolgeva l'insieme delle attività industriali, non riescono più a contenere le relazioni che le imprese costruiscono con il loro ambiente. La grande rete telematica, che ha conosciuto uno sviluppo impressionante in anni recenti, sottolinea ancor di più tale rottura con il passato e propone nuovi paradigmi ai quali l'impresa deve necessariamente adeguarsi. Tra le positive conseguenze che derivano da tutta questa innovazione, occorre però anche registrare un improvviso aumento dei rischi a cui le organizzazioni aziendali sono quotidianamente soggette. E' questo il punto di vista che ha mosso l'agenzia nell'individuare nel Crisis Management e nella Crisis Communication l'inizio di questa nuova avventura. Ogni anno, infatti, Eikasia dedicherà ampie zone di questo sito, iniziative speciali, dibattiti ad una tematica fondamentale delle Relazioni Pubbliche, componenti del marketing sempre più in prima linea tra le attività direttamente correlate con il futuro delle imprese. Si è deciso di partire da questo argomento, perché è proprio nel Crisis Management che l'attività di relazioni pubbliche trova il suo più naturale sbocco e più in particolare è proprio nell'affrontare le crisi aziendali che un'imprese deve saper gestire correttamente la propria immagine, patrimonio aziendale di cui lo stesso termine Eikasia ne è diretta traduzione.

L'impresa si trova oggi sotto nuovi riflettori che pongono la sua attività sotto il severo controllo di una moltitudine sempre più ampia di soggetti. I risultati aziendali, intesi come competitivi, reddituali e sociali, sono sempre più intimamente connessi con una sana immagine aziendale. Per questo motivo questa è considerata come una delle più importanti risorse economiche dell'impresa. Nelle realtà in cui è diffusa tale consapevolezza, non è raro osservare continui controlli in merito all'evoluzione dell'immagine aziendale, in modo tale che sia sempre garantita coerenza tra:

  • l'immagine che l'impresa vorrebbe avere
  • l'immagine che l'impresa ritiene di avere
  • l'immagine che l'impresa effettivamente ha.

In tutti i casi in cui tale coerenza non è rispettata, e cioè quando l'impresa ha un'immagine non positiva, ciò genera delle gravi conseguenze nei rapporti tra l'organizzazione e i suoi diversi pubblici, sia interni che esterni. Si crea, quindi, una reazione a catena che compromette seriamente la possibilità dell'impresa di competere sul mercato. E' importante sottolineare, a tale riguardo e per rifuggire eventuali equivoci, che tutte le attività aziendali hanno o possono avere una ricaduta sull'immagine e, quindi, possono rafforzare o indebolire il consenso che il pubblico esprime nei confronti dell'impresa.

Tale consapevolezza che il pubblico ha del ruolo di un'impresa nel contesto sociale ed economico in cui opera, è definita Company Awareness. Tutte le realtà aziendali che hanno chiaro il significato e la portata di una positiva Company Awareness, predispongono mezzi ad hoc per far conoscere i propri successi al pubblico. Organizzano, cioè, in maniera strategica, flussi di comunicazione, interni ed esterni, sui propri investimenti, sul loro ruolo nel campo dell'occupazione, sull'impiego dell'innovazione tecnologica nella produzione, sulla tutela e sulla salvaguardia del patrimonio ecologico nel corso delle proprie operazioni, sulla qualità dei propri prodotti o servizi e così via. Tali sforzi sono giustificati dalla consapevolezza che una positiva immagine aziendale facilita le relazioni, crea attenzione verso l'azienda, produce consenso, riduce gli ostacoli nell'ambiente interno/esterno, migliora la situazione commerciale, incide positivamente sui costi, produce profitti più elevati e, ciò che più conta, garantisce vita all'azienda.

A tale riguardo occorre ricordare che l'attività di un'impresa genera molte aspettative, da parte della pubblica opinione, in merito alle "responsabilità" che l'impresa stessa deve sentire nei confronti della collettività. Il modo in cui queste assolve a tali compiti ha dirette ricadute in termini di immagine. Ma non vi sono identità di vedute riguardo al tipo e genere di responsabilità di cui le imprese devono farsi carico. Per una parte degli imprenditori tale responsabilità deriva solamente dalle leggi. Per altri a questa devono aggiungersi quelle che la collettività, il buon senso e le circostanze pongono all'attenzione delle imprese.

C'è da dire che negli ultimi anni le associazioni dei rappresentanti dell'opinione pubblica, e cioè consumatori, ambientalisti, animalisti, partiti politici, movimenti religiosi, hanno sviluppato una serie di "osservatori" intorno alle attività aziendali che impongono alle imprese nuove variegate cautele. Merita comunque interesse il comportamento di molte organizzazioni le quali, in regola con le leggi, decidono di non attenersi a comportamenti più severi richiesti dai movimenti di opinione, specialmente in campo economico. La giustificazione è ricercata nel fatto che queste sarebbero costrette a effettuare investimenti il cui ammontare dovrebbe essere necessariamente recuperato sul prezzo di vendita dei loro prodotti, rendendoli, quindi, meno competitivi. In tal caso, la strategia aziendale viene organizzata in un'ottica di breve periodo, nella quale prevale l'immediata soddisfazione del cliente al quale viene concesso un prezzo più basso, piuttosto che prediligere un'ottica di lungo periodo che dovrebbe considerare prioritario, per la soddisfazione del cliente/consumatore, un vantaggio di tipo ambientale più duraturo nel tempo.

Tale comportamento diffuso, contrasta anche con molte ricerche di opinione, le quali hanno accertato che la maggior parte dei consumatori si riconosce disponibile a pagare un prezzo più alto per prodotti realizzati sfruttando un rapporto più stretto con l'ambiente. Questa larga fascia di interlocutori ha, spesso, una cattiva immagine delle imprese che non fanno questo tipo di scelta. Preferendo orientare, quindi, la propria attività secondo una politica aziendale di breve respiro, si rischia di superare particolari limiti che pongono l'intera struttura in uno stato di crisi dalla quale risulta spesso difficile uscire senza danni in diversi casi anche molto gravi. A differenza delle emergenze imputabili a cause esterne alle attività organizzative, in questi casi, la diretta responsabilità del top management impone diverse vedute del problema, come si vedrà più avanti. Compito delle Relazioni Pubbliche, quindi, è sempre più spesso quello di orientare il marketing verso strategie che, pur sacrificando parte della soddisfazione del cliente nel breve termine, sappiano creare, nel rispetto dei valori più importanti della collettività, una positiva immagine aziendale nel lungo periodo. Tale ruolo spetta alle Relazioni Pubbliche in quanto è alle attività proprie di questa funzione aziendale che va imputato il compito di mantenere e proteggere l'immagine aziendale.